Il ragazzo gracile che, per non subire più le prepotenze dei compagni, inventò una via per vincere senza la forza — diventando poi educatore, riformatore sportivo e primo membro asiatico del Comitato Olimpico Internazionale.
Nasce il 28 ottobre a Mikage, vicino Kobe, da una famiglia benestante di produttori di sakè e armatori.
A 22 anni fonda a Tokyo la prima scuola di judo, nel tempio buddista Eishoji.
Diventa il primo membro asiatico del Comitato Olimpico Internazionale.
Guida la prima delegazione giapponese alle Olimpiadi moderne.
Muore il 4 maggio sulla nave Hikawa Maru, di ritorno da una sessione del CIO al Cairo.
Jigoro Kano nasce il 28 ottobre 1860 a Mikage, un villaggio costiero vicino a Kobe, in una famiglia agiata: il padre era funzionario governativo e la famiglia possedeva attività legate alla produzione di sakè e al trasporto marittimo. Fin da ragazzo, Kano era di corporatura minuta e gracile, e per questo motivo subiva spesso le prepotenze fisiche dei compagni più grandi e robusti. Fu proprio questa esperienza a spingerlo, una volta trasferitosi a Tokyo per gli studi, a cercare un maestro di ju-jitsu che gli insegnasse a difendersi senza dover fare affidamento sulla forza fisica.
Dopo una ricerca non semplice — molti maestri dell'epoca, con la fine del periodo feudale, avevano abbandonato l'insegnamento — Kano riuscì a studiare presso Hachinosuke Fukuda e poi Masatomo Iso, entrambi esponenti della scuola Tenjin Shin'yo-ryu, e infine presso Tsunetoshi Iikubo, maestro della scuola Kito-ryu. Da ciascuno di questi maestri assorbì tecniche e princìpi diversi, che avrebbe in seguito selezionato, rielaborato e sistematizzato in una disciplina nuova.
Nel 1882, a soli 22 anni, Kano aprì la propria scuola in alcune stanze in affitto presso il tempio buddista Eishoji, a Tokyo, chiamandola Kodokan (講道館, "luogo per lo studio della via"). Qui iniziò a insegnare quello che chiamò judo (柔道, "via della cedevolezza"), distinguendolo deliberatamente dal ju-jitsu tradizionale: selezionò le tecniche più sicure ed efficaci, eliminò quelle giudicate troppo pericolose per la pratica regolare in allenamento, e le inserì in un sistema pedagogico completo, con gradi (kyu e dan) che permettevano di misurare oggettivamente il progresso di ciascun praticante.
Il judo di Kano non era pensato solo come metodo di combattimento, ma come strumento di educazione fisica, intellettuale e morale: da questa visione nacquero i due princìpi che ancora oggi guidano la disciplina, Seiryoku Zen'yo ("massima efficacia con il minimo sforzo") e Jita Kyoei ("mutuo benessere e prosperità reciproca").
Parallelamente alla diffusione del judo, Kano costruì una lunga carriera nell'educazione pubblica giapponese: fu preside della Scuola Normale Superiore di Tokyo (Tokyo Koto Shihan Gakko) per quasi un quarto di secolo e ricoprì incarichi di rilievo nel Ministero dell'Istruzione, promuovendo in tutto il paese una riforma dell'educazione fisica scolastica ispirata agli stessi princìpi del judo.
Nel 1909 Kano divenne il primo membro asiatico del Comitato Olimpico Internazionale, con l'obiettivo dichiarato di far conoscere il Giappone e lo sport giapponese al mondo occidentale e, viceversa, di diffondere in patria i valori dell'olimpismo. Nel 1912 guidò la prima delegazione giapponese a partecipare ai Giochi Olimpici moderni, a Stoccolma, composta da soli due atleti. Negli anni successivi si adoperò instancabilmente per far assegnare i Giochi Olimpici a Tokyo, obiettivo raggiunto nel 1936 con l'assegnazione dell'edizione del 1940 — poi cancellata a causa della guerra, ma che aprì la strada a Tokyo 1964, l'edizione in cui il judo sarebbe infine entrato nel programma olimpico.
Kano morì il 4 maggio 1938, a 77 anni, a bordo della nave Hikawa Maru, mentre faceva ritorno in Giappone da una sessione del CIO tenutasi al Cairo, nella quale aveva difeso con successo la candidatura di Tokyo. Non vide mai il judo diventare disciplina olimpica, traguardo raggiunto solo ventisei anni dopo la sua morte, proprio nella città e nei Giochi per cui si era tanto battuto. Il Kodokan, da lui fondato in poche stanze in affitto, è oggi il quartier generale mondiale del judo, e i suoi princìpi educativi restano il fondamento teorico della disciplina praticata in quasi 200 paesi.
Dal Gokyo no Waza alle tecniche fondamentali ancora oggi insegnate: il catalogo completo delle mosse del judo.